Lo sguardo della vita
Lo sguardo della vita
Lo sguardo della vita
Parlare della vita.
Le parole non hanno bisogno dei minimi dettagli ma di sfumature, di occhi che guardano, di orecchi che ascoltano.
Lei scrive la sua pagina, la sua storia mette sé stessa dinanzi al pubblico che la criticherà, che la condannerà, giudicherà, ma non ha paura. scrive, con libertà.
Accetta lo sguardo del mondo, di quel mondo piegato su sé stesso dai contorni ben delineati e definiti; lei scrive come se la vita potesse sfuggirle di mano, si perché in quella mano ci sono aggrappate innumerevoli sfumature.
Piccole crepe su di un muro portante, stuccate con cura ma se pur rimangono visibili, si impara nella vita a crescere, a dimenticare le crepe su quel muro, è stato così da sempre!
Perché vederle non servirebbe a nulla è andata così, e come alzare un dito medio e mandare a fan culo quello che è stato, ma rimane un dubbio una sorta di perché?
Cosa ci porta dopo tanto tempo a vedere quel muro, un risveglio troppo a lungo silente, in un’infanzia dove il giardino sentivi il profumo che ti avvolgeva sino a che non toccavi le spine, allora lì capivi che sotto in quell‘ombra c’è dolore.
Dove l’ascolto era praticamente assente, dove l’unica cosa che contava era l’apparenza, ti sei comportata bene, ti sei impegnata alla richiesta inderogabile di non fare brutte figure.
Non erano le domande imbarazzanti che un figlio faceva al genitore a trattenere la domanda, è che già si sapeva che non si potevano fare.
Perché non ci sarebbe stata risposta, è la mancanza quasi inconsapevole, scontata di un genitore: così smetti di essere di chiedere, di aspettare qualcosa che non verrà mai.
Allora quelle crepe rimarranno, le cicatrici si assottiglieranno, ma quel vuoto colmo di un passato mai passato ci accompagnerà.
MT